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Quel momento. Solo nei nostri occhi.

Quando ci concentriamo su soggetti in movimento, questi soggetti assumono una configurazione nello spazio/tempo in continuo mutamento. Ma quel mutamento assume un senso assolutamente unico in funzione di ogni singolo osservatore, del suo punto di vista, della focale che utilizza, e del momento in cui scatta. La combinazione di questi elementi fa sì che l’immagine che realizziamo sia unica e irripetibile. Solo qualcuno che si fosse trovato “esattamente” al nostro posto nello stesso momento, facendo le stesse nostre scelte di ripresa, avrebbe potuto coglierlo.

E in questa nostra scelta di ripresa sta il desiderio di cogliere il momento significativo di una situazione, nel quale contemporaneamente riusciamo a dare la nostra personale visione della realtà, con delle forme che risultino equilibrate e chiaramente osservabili.

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Regola dei Terzi – Una semplice applicazione

La scena si prestava facilmente alla costruzione secondo la regola dei terzi, sia in senso orizzontale sia in senso verticale,

gestendo la distanza dal soggetto, la lunghezza focale e il punto di vista, il soggetto principale è stato posizionato in basso a sinistra, e l’orizzonte è stato mantenuto nel terzo superiore dell’immagine. La diagonale disegnata da recinzione, sdraio e ombrelloni conduce lo sguardo verso il secondo soggetto nel terzo superiore dell’immagine.

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Foto in movimento – Milano Marathon

Quando scattiamo la foto di un soggetto in movimento sono importanti due cose: l’effetto di “mosso o non mosso” che vogliamo rendere, e la “posa” del soggetto. Se vogliamo congelare il movimento (come in questo caso) dovremo scegliere un tempo veloce,  minimo 1/125, o più veloce. Per quanto riguarda il cogliere la posa, se il soggetto effettua movimenti veloci, come un “runner” non è possibile cogliere con sicurezza con un singolo scatto la posa giusta, e non ci resta che usare la modalità di scatto a ripetizione, alla massima velocità se ci sono più velocità disponibili.

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Non basta guardare, bisogna vedere….

Qualche volta, per evitare uno scatto banale, dobbiamo fare un piccolo sforzo in più.  Vedere quello che la scena di fronte a noi ci sta offrendo, o magari capire cosa ci potrebbe offrire, e andarlo a cercare con un po’ di curiosità.

 

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L’attimo fuggente….

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Cartier Bresson diceva che la fotografia ideale viene quando il cuore l’occhio e la mente si trovano sulla stessa linea. Non essendo HCB, nel mio caso aggiungo che occorre anche una certa dose di “fattore C”.
Le due persone che si trovano nella medesima finestra, ignare di essere riprese; il momento brevissimo in cui muovendosi entrambe sono apparentemente vicine senza sovrapporsi; la figura dell’uomo, che osserva la ragazza, in controluce come un’ombra minacciosa.. potrebbe sembrare una messinscena, e non un evento casuale e irripetibile…

Filtro di Photoshop….? no, riflesso di una pozzanghera…

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Se la luce è favorevole, e l’acqua della pozzanghera è ferma, si possono cogliere interessanti scorci, con un effetto somigliante al “pittorico”. Attenzione con la messa a fuoco, manuale sul riflesso, e non automatica sull’acqua della pozzanghera….

Sunset Run

Anche a Milano si può trovare qualche buon punto di osservazione…                                                           In cima al Monte Stella, in zona San Siro, al tramonto c’è sempre qualche runner che si allena. Foto in totale controluce, il corridore copre con la sua figura il sole, risultando sottoesposto. L’orizzonte urbano, con le alpi occidentali sull’estremo sfondo. Le linee diagonali danno il senso della corsa in discesa.

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